From the world to the world





















From the worlds to world


The postmodern world is a spherical world, which does not allow any dialectical contradiction outside of it; it has no opposition, it swallows up the old, the ancient, the other from self and even everything it stands for becomes immediately uniform, usable and experience-based. Everything tends towards a visible and uniform conceptual geometry, any kind of diversity, see-through effect, hide and reveal game disappears. 

The first part of the installation can be seen as an archetype of the nature, integrated and reduced to its geometry by now. The body has lost its substance and has become a wishing Bio-Body.

In the middle , there is some kind of statue that refers to a sort of ancient form now lacking of any structure meant to be a gateway to the second part of the installation, a part where the “identical” reigns. The alienated bodies from their own humanity do not exist; they are architectures, shapes, geometries, algorithms, just like the world that rules us



Il mondo postmoderno è un mondo sferico, niente è fuori di sé come possibile contrapposizione dialettica; non ha opposizione, ingloba, il vecchio,  l'antico , l'altro da sé, finanche ciò che a esso si contrappone è reso immediatamente uniforme fruibile ed esperienzale. Tutto tende verso una uniforme visibile geometria concettuale, cessa ogni divezzamento di altro del mondo, del gioco di vedo e non vedo, di nascondere e di svelare.

La prima parte dell’istallazione  può essere vista come un archetipo della natura ormai inglobata e ridotta alle sue geometrie. Il corpo ha perso la sua consistenza ed è diventato Bio-Corpo desiderante.

Al centro c’è una sorta di statua richiama la parvenza di una forma antica ormai destrutturata vuole essere una forma di passaggio verso la seconda parte dell’installazione; una parte dove regna l’identico. I  corpi alienati dal propria umanità non esistono sono architetture , forme,  geometrie, algoritmi, come il mondo che ci governa

Allegories




























Flash back/ Flash forward























I have always tried to abstain from writing to explain or comment on my work. I have often limited myself to a few lines alluding to its inspiration. 
Probably this choice can be sought, in whole or at least in part, in a sense of reservedness combined with the difficulty of trying to synthesize on paper the concepts, times, paths, and all kinds of implications that accompany the design and implementation of this type of work .
The nature of "Flashback / Flash Forward" has led me to jot down a few thoughts, to try to grasp and extend the subtle correspondences that are created between the author and his work in the time frame that spans the first of its realization, during it, and after. In fact the very idea behind the work, in parallel mirrors this process by transporting the present into the past and projecting it into the future, aware of the implacability of temporal laws, for what is present today will tomorrow be the past, and what is future will be present.
The tendency to emphasize and almost exacerbate the instability and impermanence of the perception of what has passed and of what is not yet is the leitmotif of "Flash Back / Flash Forward."
The observation point is always the present, which is personified and moves in a changing, elusive, undefined space. A present that almost forgets itself by peering, looking for some experience, some memories or imagining scenarios, in an obsessive, comforting, and/or perhaps, even heartbreaking way. It creates an indissoluble union between space and time; spatial wandering becomes temporary wandering.
The tension is felt through an optical research that creates rhythmic fractures that follow each other, overlapping and creating dissonance. Everything appears and disappears in a game of inside and outside, in the desire to create alienation effects, restlessness, suspended in an allusive and visionary atmosphere. 
In this wandering, however, they appear as flashes of intimate spaces that isolate and force them to stop. They are moments of stasis, breaks that interrupt the anxiety of trying. Objects that materialize or vanishing figures metaphorically produce vague suggestions in the present. 
The installation, formed mostly from simple geometric elements, is thus presented as a destructured form, almost shapeless, with the intent to create chaotic and changing moments. Inside there are spaces that vanish in the complex but, depending on the angle, they are perfectly visible. I gave them names:
The dream
The point of view
The desire
The lighteness
The bird
The impossible choice

( versione Italiana)
Ho sempre cercato di esimermi dallo scrivere per illustrare, spiegare o commentare un mio lavoro. Mi sono limitata spesso a poche righe che alludevano a quello che era il motivo ispiratore.
Probabilmente questa scelta può esser ricercata, almeno o solo in parte, in una riservatezza congiunta alla difficoltà a mettere su carta e a cercare di sintetizzare concetti, momenti, percorsi, implicazioni di ogni genere che accompagnano l’ideazione e la realizzazione di questo tipo di lavoro.
La natura di “ Flashback/flash forward” mi ha spinto a buttare  giù qualche riflessione, per cercare di afferrare, e prolungare le sottili corrispondenze che si creano tra l’autore e la sua opera nell’arco temporale che abbraccia  il prima  della sua realizzazione, il durante e il dopo.
In effetti l’idea stessa,  che sta alla base del lavoro, rispecchia in parallelo questo processo trasportando il presente nel passato e proiettandolo nel futuro, consapevole dell’’implacabilità” delle leggi temporali, per le quali quello che oggi è presente, domani sarà  passato e quello che è futuro sarà presente.
Il tendere a enfatizzare e quasi ad esasperare la precarietà e la provvisorietà  della percezione di ciò che è trascorso e di ciò che non lo è ancora è il leitmotif di “Flashback/flash forward”.
Il punto di osservazione è sempre il presente, che si personifica e si muove in uno spazio mutevole, sfuggente, indefinito. Un presente  che quasi si dimentica di sé stesso scrutando, cercando qualche esperienza, qualche ricordo o immaginando scenari ,  in una maniera ossessiva, consolatoria  e/o, forse, anche lacerante.  Si crea nel lavoro un connubio indissolubile tra spazio e tempo, il vagare spaziale diventa un vagare temporale.
La tensione si avverte attraverso una ricerca ottica che crea fratture ritmiche, sincopate che si susseguono, si accavallano creando delle dissonanze. Tutto compare e scompare, in un gioco di dentro e fuori, nella volontà di creare effetti di straniamento, inquietudine, sospesi in una atmosfera allusiva e visionaria.
In questo vagare però compaiono come sprazzi degli spazi intimi che isolano e costringono a fermarsi. Sono momenti di stasi,  pause che interrompono l’affanno del cercare. Oggetti che si concretizzano o figure evanescenti che metaforicamente  producono nel presente  vaghe suggestioni.
L’istallazione, formata  per la maggior parte da semplici elementi  geometrici, si presenta   quindi, come una forma destrutturata, quasi informe con l’intento di creare  momenti caotici e mutevoli. Al suo interno sono presenti degli spazi che sfumano nel complesso ma che a  seconda dell’angolazione sono perfettamente visibili. Ad essi ho dato dei nomi:
Il sogno
punto di vista
Il desiderio
La leggerezza
la nascita

l'impossibile scelta